UGANDA UNA STORIA TRIBALE

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Il ringiovanito conflitto del Nord Uganda trova le sue più profonde radici nel “tallone di Achille” della cultura africana: il tribalismo e la segregazione su basi etniche, agli Acholi e i Langi (popolazioni del Nord) e i Baganda e i Banyankole (popolazioni del Sud Uganda).

Anche se questa segregazione fu sfruttata a scopi di potere (divide et impera) dai colonizzatori inglese, la frattura non si era colmata con l’arrivo dell’indipendenza (1962).
Crimini orribili, esecuzioni in massa, stupri, saccheggi e violenze di ogni genere caratterizzano le razzie dell’esercito regolare del “Triangolo di Luwero”, la zona dove si nascondevano i ribelli. Migliaia di civili vennero massacrati da Acholi e dai Langi in divisa militare, col solo sospetto di appoggiare la guerriglia.
Quando nel 1986 Museveni entrò vittorioso in Kampala, gli Acholi e i Langi, temendo la vendetta fuggirono al nord armati e attraversavano il Nilo al ponte di Karuma che tradizionalmente divide il Nord dal Sud dell’Uganda.

Nei mesi successivi, le truppe del nuovo Governo arrivano a Nord per prendere controllo del Paese, bruciarono granai, fecero esecuzioni sommarie, stupri e saccheggi dicendo agli Acholi che si stavano vendicando.
La risposta degli Acholi fu ovvia: la rivolta.

La guerra civile che aveva afflitto il Sud Uganda negli anni ottanta ora si era trapiantata al Nord, con sola differenza che ora i soldati di Museveni vestivano le divise dell’esercito nazionale, e gli Acholi quella dei ribelli. La risposta del nuovo governo alla rivolta Acholi fu strategica. Impedire ai civili di appoggiare i ribelli, costringendo il 90% della gente Acholi a vivere in campi profughi, controllati dall’esercito, attorno alla città di Gulu (nel 2005 la popolazione nei campi profughi raggiunse il massimo di 2 milioni).

Le malattie e la fame uccidevano ben più civili che non la guerra: si trattava di una forma di genocidio degli Acholi, coadiuvato dalle distribuzione di viveri del Piano di Alimentazione Mondiale, che ne allungava l’agonia e anestetizzava le coscienze. In questo periodo massacri e sequestri di bambini e ragazze per combattere e per diventare mogli dei ribelli continuarono.
"Se chiedi ai bambini di far disegni, i bambini del Nord disegnano fucili, soldati, carri armati e gente che scappa; i bambini di Kampala disegnano automobili, grattacieli e famiglie serene"
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Gli Acholi si sentivano esclusi dalla sviluppo che cresceva in altre parti del paese. Una intera generazione di giovani frustrati e imprigionati nei campi profughi, poteva non essere d’accordo con i metodi violenti di Kony, ma poteva però aderire alle sue idee.
Nel 2005 il governo di Khartoum e il fronte dei ribelli sud sudanesi (spla) firma un trattato di pace, in cui si chiedeva a tutte le forze armate straniere di abbandonare il Paese.
Kony e il suo esercito di ribelli dovettero abbandonare il Sud Sudan, dove aveva trovato rifugio, appoggio e protezione da parte del Governo Sudanese di Khartoum. Venne così data la possibilità ai soldati ugandesi di insegiure Kony e i suoi ribelli fino alla foresta si Garamba in Congo.

Oggi nel Nord Uganda si respira aria di pace.

Nel 2007, le ONG decidono di smantellare i campi profughi e sospendere le distribuzioni di viveri. Si invita la gente di tornare a casa, offrendo loro una casetta di attrezzi agricoli: una zappa, un machete e qualche chilo di semi.

Ci volle del tempo per convincere la gente a tornare alle loro terre e al lavoro dei campi … dopo anni di razioni di cibo ricevute senza lavorare.
I campi profughi sono oramai scomparsi dal paesaggio Acholi e la gente ha ricostruito le loro capanne sui cumuli di terra e cenere della antiche case, attorno alla fresca ombra del mango.
Lo sviluppo non ha tardato a venire. Nuove strade, uffici amministrativi, polizia e sicurezza, scuole e ospedali crescono.

La pace nel Sudan e l’afflusso delle ONG a Joba, capitale del Sud Sudan, hanno strasformato Gulu in un modo commerciale per le importazioni in Sudan dell’Uganda e dal Kenya.
Oramai lo viluppo è cominciato anche al Nord: Gulu è in piena attività commerciale di giorno, e un posto sicuro di notte. Non più pendolari di notte; non più accelerate dei Mamba (carri armati) o colpi di Kalashnikov.

È proprio in queste terre drammaticamente sconvolte dalle lotti tribali che uomini come Don Gianni Uboldi prestano la loro missione affinché anche i ragazzi dell’Uganda possano non sentirsi abbandonati.

Un aiuto incondizionato che l’ha visto protagonista, prima nel sud del paese, nello sviluppo della missione di Kamuli, ed oggi nel nord, nella missione di Atede a Gulu.